Gli affreschi sono stati eseguiti da Francesco Solimena negli anni 1689 - 1690 quando l'artista, dopo aver in pieno assimilato i modi espressivi del linguaggio barocco di Lanfranco, Pietro da Cortona e Luca Giordano, andava maturando l'esigenza del recupero di una struttura compositiva salda e articolata in cui alle immagini si restituisse una concretezza plastica. Caratterizzati da un prezioso cromatismo e da un impianto strutturale ampio ma definito, in cui viene conferita concretezza all'azione nella sua fase culminante, essi si rivelano espressione del momento in più alto del Solimena barocco; in chiave critica, in alternativa alle forme diafane e dissolte della pittura "fantastica e visionaria" di Luca Giordano.
Raffigurano sulle pareti laterali, "La Caduta di Simon Mago" ( firmato e datato 1690) e "La conversione di San Paolo" (firmato e datato 1689); nella volta e nelle centine laterali, "Allegorie delle Virtù"; in basso: medaglioni contenenti i ritratti dei quattro fondatori dell'Ordine dei Teatini: San Gaetano, Paolo IV, Bonifacio da Colli, Paolo Consiglieri.
Gli affreschi sono incorniciati da decorazione a motivi fitomorfi e floreali in stucco dorato, ad essi pressoché coevi.
L'armadio posto sulla parete di fondo in origine ospitava un orologio in tartaruga ornato da finiture bronzee e da un piccolo dipinto raffigurante la Natività di scuola giordanesca. Eseguito nel 1678 dall'ebanista Lorenzo Shaiter, come si ricava dall'iscrizione posta sul retro, esso è uno dei più grandiosi che siano stati realizzati, non solo a Napoli, nel seicento. L'oggetto è custodito, per motivi di sicurezza, negli ambienti del convento.

affreschi della sagrestia

 

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