Cappella Firrao

La cappella fu commissionata dai Firrao, principi di Sant'Agata di Calabria, nel 1640 nell'ambito di una serie d'iniziative volte a sottolineare la propria presenza nello spazio urbano, sacro e civile.
Il rifacimento della facciata del palazzo Firrao in via Constantinopoli e l'acquisto della cappella in San Paolo Maggiore, sono espressione del rinnovato potere economico e sociale raggiunto della famiglia in relazione al generale consolidamento del possesso feudale.
L'ambiente presenta ancora intatto l'aspetto originario, caratterizzato da una estrema coerenza stilistica.
La statua raffigurante la "Madonna delle Grazie" e realizzata da Giulio Mercaglia nel 1641, riprende l'iconografia da una tavola Cinquecentesca, oggetto di una particolare devozione da parte dei Firrao.
La Madonna è il fulcro positivo e concettuale; ad essa guardano le figure genuflesse di Cesare Firrao, sulla sinistra, e di Antonio Firrao, sulla destra, posti sui rispettivi monumenti funerari.

Eseguite la prima volta da Giuliano Finelli, collaboratore del Bernini a Roma, e l'altra del 642 dallo stesso Mencaglia, le due statue riprendono la tipologia del monumento a Frabrizio Pignatelli ideato da Michelangelo Naccherino nel 1607 e già adottato dal Finelli precedentemente.
Anche qui le figure travalicano nell'impostazione lo spazio che dovrebbe contenerle, la nicchia, per partecipare dello spazio complessivo della cappella. I gesti vistosi di devozione, più sciolti ed intensi nel Cesare del Finelli, più statici e composti dell' Antonio del Mencaglia, contribuiscono a rompere l'isolamento delle figure, creando un effetto di "scenografico colloquio".
La tradizione devozionale della famiglia Firrao è così eternata ed insieme è garantita la celebrazione della loro condizione sociale esibita negli abiti ufficiali da cerimonia indossati dal committente Cesare e dal Padre Antonio, nonché dalla presenza ripetitiva dello stemma Familiare in tutto il contesto decorativo.
Il prezioso rivestimento in marmi policromi e madreperla, è opera di Dionisio Lazzari in società col Valentini e Tacca, eseguito nel 1641; le lesene, il blocco cubito dell'altare, i gradini e la nicchia sono decorati con motivi vegetali inscritti in cornici geometriche di matrice toscana, toscano è anche l'uso di nicchie prospettiche e della madreperla, da ricondursi alle origini dell'autore. Per la decorazione della cupola Cesare Firrao si rivolse ad un'altra delle maggiori botteghe attive a Napoli negli anni '40. Gli affreschi raffiguranti "Episodi biblici con le Virtù", furono eseguite da Aniello Falcone nel 1640, nel suo momento di maggiore adesione ai modi del classicismo bolognese - romano. Gli stucchi della cupola e del lanternino sono opera di Nicola Falcone, cugino di Aniello. Esuberanti motivi naturalistici si riscontrano anche nell'insolita cancellata con tralci e grappoli d'uva eseguita nel 1640 dal maestro ottonaro Giuseppe Polverino.

 

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