Nacque da Giovanni Avellino e da Margherita Appelli, e fu chiamato Lancellotto.
Avviato agli studi da uno zio arciprete, li compì nella vicina Senise, esercitandosi
fin d'allora nell'apostolato catechistico fra i giovani del luogo. Ordinato
sacerdote nel 1545, nell'ottobre 1547 si trasferì a Napoli per frequentare
la facoltà di diritto di quella Università, dove si laureò in utroque iure.
Avendo nel 1548 praticato gli esercizi spirituali sotto la direzione del
gesuita p. Laínez, si diede a una vita di più intensa spiritualità, nella
quale fu saggiamente diretto dal teatino, futuro beato p. Giovanni Marinonio
(1490-1562). Avvocato ecclesiastico presso quella curia arcivescovile, abbandonò
il foro in seguito a una menzogna sfuggitagli durante una arringa, fatto
questo che lo amareggiò profondamente.
Nel 1551 gli fu affidata da mons. Scipione Rebiba, vicario generale di Napoli,
la riforma del tristemente noto monastero femminile di S. Arcangelo di Baiano:
egli intraprese tale missione con zelo e fermezza, imponendovi severa clausura
e tenendovi il quaresimale e le omelie negli anni 1553 e 1554. Essendo,
però, mal sopportata la sua opera riformatrice da chi aveva loschi interessi
nel monastero, fu ripetutamente aggredito e, nel 1556, gravemente ferito
da un sicario. Guarito quasi miracolosamente, chiese e ottenne, nel novembre
di quello stesso anno, di vestire l'abito tra i Teatini di S. Paolo Maggiore
di Napoli, cambiando allora il suo nome di battesimo con quello dell'Apostolo
della croce. Maestro di noviziato fu lo stesso p. Marinonio e suo compagno
il futuro cardinale e beato Paolo Burali d'Arezzo. Professò solennemente
il 25 gennaio 1558, aggiungendo in seguito ai tre voti della vita religiosa
altri due, cioè, di contrariare sempre la propria volontà e di progredire
incessantemente, nella misura delle proprie forze, verso la perfezione.
Nel 1559 fece un pio pellegrinaggio a Roma, dove fu ricevuto da Paolo IV,
fondatore, insieme con s. Gaetano Thiene, dei Chierici Regolari (1524).
Nel 1560 fu nominato rnaestro dei novizi della casa di S. Paolo Maggiore,
carica che tenne per dieci anni. Furono suoi discepoli spirituali alcuni
dei più illustri Teatini del suo tempo, fra i quali va ricordato il ven.
Lorenzo Scupoli, autore del trattato Il combattimento spirituale. Preposto
della stessa casa dal 1566 al 1569 vi istituì il primo studio teologico
dell'Ordine, che volle informato alle dottrine dell'Aquinate.
Nel 1570 fu eletto vicario della casa che i Teatini avevano aperto a Milano,
presso S. Calimero,dietro invito di s. Carlo Borromeo, il quale, come ricorda
il Martirologio di p. P. Bosco `(3 febb.), accolse amorevolmente A., uscendogli
incontro fuori Porta Romana. In breve egli divenne il direttore spirituale
preferito dalla migliore nobiltà milanese nel nuovo assetto dato dal Borromeo
alla Chiesa ambrosiana, secondo lo spirito del Concilio Tridentino. Nel
magg. 1571 fu trasferito a Piacenza come preposto della nuova casa che in
S. Vincenzo aveva fondato in quello stesso mese il vescovo Paolo Burali
d'Arezzo.
Essendosi incontrato a Genova con la mistica agostiniana suor Battistina
Vernazza, figlia di Ettore, l'ispiratore degli Ospedali degli Incurabili,
e avendole esposto il desiderio di ritirarsi dall'attività apostolica, ne
fu da lei dissuaso. Nell'apr. di quello stesso anno A. fu eletto preposto
di S. Antonio di Milano e nel 1581 ancora di S. Vincenzo di Piacenza.?Nel
magg. 1582, dopo dieci anni di apostolato nella Lombardia, egli ritornò
a Napoli, dove visse fino alla morte. Qui riprese la sua instancabile attività
predicando, scrivendo e guidando quanti fiduciosi a lui si rivolgevano.
Eletto nel 1584 e riconfermato nell'anno successivo, A. fu preposto contemporaneamente
delle due case che l'Ordine aveva allora in Napoli, quella di S. Paolo Maggiore
e quella dei SS. Apostoli. Nei tumulti avvenuti nel magg. 1585, in cui fu
trucidato G. V. Starace, « eletto della plebe », ritenuto responsabile della
carestia che affliggeva allora la città, A. fece opera di pacificazione
e mise anche a disposizione dei più bisognosi le risorse della sua famiglia
religiosa. Essendo stato nel 1593 assassinato suo nipote Francesco, A. non
solo perdonò l'uccisore, ma volle che altrettanto facessero i suoi familiari.
Dotto nelle scienze ecclesiastiche, ricco di doni straordinari e di celesti
carismi, quali la profezia e i miracoli, che gli conciliarono l'ammirazione
e la devozione di nobili e di plebei, A. scrisse circa tremila lettere spirituali,
e numerosi trattatí e opuscoli di ascetica, di esegesi biblica e di argomenti
vari. Il 10 nov. 1608, mentre nella chiesa di S. Paolo Maggiore si accingeva
a celebrare la Messa, A. cadde colpito da un attacco di apoplessia ai piedi
dell'altare; moriva, rasserenato da una celeste visione, la sera dello stesso
giorno.
Iniziatisi i processi informativi nel dic. del 1614, fu beatificato da Urbano
VIII il 14 ott. 1624 e canonizzato da Clemente XI il 22 magg. 1712. Il suo
corpo si venera nella chiesa di S. Paolo Maggiore. La festa di A., invocato
quale celeste protettore contro la morte improvvisa, si celebra il 10 novembre.