Ciborio

L’altare, realizzato in origine, nel 1608, sul disegno del padre teatino Anselmo Cangiano, ha subito numerosi interventi, nell’arco di circa due secoli. L’ultimo si deve all’architetto Ferdinando Fuga negli anni ’70 del seicento, il cui progetto ha totalmente cancellato l’aspetto originario. I due puttini che adornano il paliotto e gli angeli reggifiaccola capialtare sono stati eseguiti nel 1776 da Angelo Viva, allievo di San Martino, molto probabilmente su disegni forniti dal maestro e si rivelano espressione del momento più felice dell’attività dell’artista. Il Tabernacolo è stato realizzato, su disegno del padre teatino Cangiano, dallo scultore e dittatore di metalli Raffael Meittner, documentato a Napoli dal 1625 al 1640, citato nelle fonti col nome di Raffaele il fiammingo.
A forma di tempietto, l’oggetto è in bronzo dorato, ornato da commesso di marmi e pietre dure e figure in bronzo dorato. Rappresenta uno degli esempi di più alto valore della tarsia di pietre dure eseguiti a Napoli nel primo seicento.

 

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